giovedì 13 novembre 2008

Gli amori difficili


Ci sono libri che non potremmo leggere in nessun altro momento che quello in cui li leggiamo, libri che sembra che una "mano invisibile" metta sulla nostra strada (o meglio sul nostro comodino), proprio quando li puoi capire appieno, quando più hanno da dirti, quando servono. E' il caso de "Gli amori difficili", del sempre più amato e benemerito Calvino, che sto leggendo al momento. Una raccolta di racconti che trattano del rapporto tra uomo e donna, e in particolare del profondo nucleo di incomunicabilità che vi può essere tra queste due "specie". Alcuni esempi: c è la storia del soldato in treno, cui si siede vicino una bella signora, e dei suoi tentativi di "concupirla" fatti di sfioramenti, movimenti leggeri, mani che avanzano e poi intimorite indietreggiano, e di tutti i pensieri che il giovane ha durante tutto il tempo che dura questo rituale, o la storia del lettore sulla spiaggia, che si trova quasi costretto a "provarci" con una bella sconosciuta, quasi travolto dal suo ardimento che voleva essere solo teorico e diventa poi fin troppo pratico, quando tutto ciò che lui vorrebbe è soltanto finire il suo romanzo.
Oggi ho avuto un bell' esempio di incomunicabilità (premessa:non cerco conforto, è una semplice esposizione):ieri viene a fare da soggetto per il mio esperimento una ragazza sarda molto carina, combina un macello perchè effettivamente le istruzioni che le avevo dato non erano molto chiare, al che scherzando le chiedo se sarebbe tornata l' indomani (oggi) per rifarlo, lei dice che l' indomani lavora, magari mi fa sapere. Ieri sera ricevo un suo messaggio in cui mi dice che non lavora, che posso chiamarla "anche all' ultimo momento" e sarà felice di venire. Detto fatto oggi la richiamo. Ci incontriamo, io sono sufficientemente brillante, quattro chiacchiere, risate (ma non risate normali, quel tipo di risate fra un uomo ed una donna che suonano quasi forzate), esperimento inframezzato da mille parole. Io alla fine colgo la palla al balzo e le chiedo se, per ricambiare la sua gentilezza, posso offrirle un caffè: al bar, altre chiacchiere, risate, corpi che si sfiorano in maniera casuale, ma sarà davvero casuale ? Insomma tutti quelli che un mio amico economista ed anglofono chiama "indicator of interest". La riaccompagno in facoltà, sale un po' di tensione: come salutarsi ? Il vostro umile (ed immensamente pirla) servo Belphagor non trova niente di meglio da dire che "Va be, magari ci ribecchiamo in facoltà !". Si gira ed esce di scena, avendo l' impressione di aver letto persino un po' di rincrescimento nei suoi occhi (ma qui forse lavoro di fantasia).
Finale: la desolante sensazione di essere sempre troppo simili a se stessi, in certi frangenti, l' idea che mai cambierò (il primo che si azzarda a dire che a ventitre anni si può ancora cambiare gli tiro un sanpietrino telematico), che sempre le mie seghe mentali prevarranno sulla mia voglia di vivere. Tra l' altro, e come potrebbe essere altrimenti, la mia uscita di scena è stata accompagnata da una copiosa pioggia. Il regista, oltre che stronzo, è pure un po' banale !

lunedì 10 novembre 2008

Il sangue dei vincitori



Se mi chiedeste a bruciapelo chi è il mio autore italiano preferito, direi sicuramente Calvino. Amo tutto Calvino, dai lavori giovanili alle tematiche più "seriose" della maturità, adoro il Calvino del "Barone Rampante" tanto quanto quello cervellotico di "Se una notte d' inverno un viaggiatore".
L' altro ieri ho ripreso in mano "Il sentiero dei nidi di ragno", il suo primo romanzo (non solo il primo pubblicato, ma proprio il primo che ha scritto). Per i pochi che non lo sapessero è un romanzo che (non) parla della Resistenza. Scrivo (non) parla perchè, in realtà, il sentiero è la storia di Pin, un bambino (o meglio un discolo) dei carrugi, invecchiato precocemente dall' abbandono dei genitori, dalla sorella prostituta, dalla povertà, dal lavoro, in una parola dalla strada. Quasi per caso Pin si trova in collina con i partigiani, e non con una brigata qualsiasi, ma con la brgata alla quale il comitato assegna gli elementi peggiori, quelli con meno coscienza di classe, o che che creano problemi, o solitari, o banditi che sono saliti in collina solo per sfuggire alla polizia.
Calvino (non oggi ma pochissimi anni dopo il 45), scrive di partigiani brutti, sporchi e se non cattivi quantomeno non angeli, non eroi; guarda un po' Calvino parla di uomini che facevano i partigiani, uomini che combattevano, alcuni assetati di sangue, altri schifati dalla morte, tutti disperati e insieme speranzosi.
Questo testo dovrebbe oggi, oggi che "il sangue dei vinti" sembra cancellare il sangue dei vincitori (che poi vincitori di cosa, a guerra finita, sotterrate le armi, tutti tornati a fare il contadino, il meccanico, l' insegnante, al duro lavoro, ad una vita faticosa come quella di prima, ma almeno libera), essere letto in tutte le scuole, di ogni ordine e grado, brani dovrebbero essere gridati nelle piazze il 25 aprile, interi paragrafi imparati a memoria e tirati fuori in dibattiti e convegni, tutti saliti sul carro di chi prima e più dice che la resistenza e la post- resistenza hanno avuto lati oscuri.
Certo che li ha avuti, Giampaolo (uno a caso, eh), perchè la resistenza è stata una guerra civile, e come tutte le guerre (e le guerre civili in particolare) ha fatto schifo, ha portato morte, dolore, distruzione, orfani, vedove, figli che hanno abbracciato la terra prima dei loro genitori, odi, rancori, sangue che gridava vendetta; ed ha portato anche approfittatori, agitatori, banditi, ladri.
Ma vedi Giampy (per dire, eh) ci ha portato anche la libertà, ci ha portato anche la democrazia, ci ha portato la Repubblica. E il fatto che alcuni (molti, pochi, quasi tutti ? Tu lo sai Giampaolo ? Lo sai con precisione ?) non pensassero alla democrazia mentre dormivano all' addiaccio, preoccupati per le proprie famiglie rimaste al paese, mentre facevano i turni di guardia per paure delle sortire dei nazifascisti, non pensassero alla democrazia ma ad un regime comunista non svilisce il fatto che anche il loro sangue ("il sangue dei vincitori") è stato versato per avere ciò che ora abbiamo.
Vorrei concludere lasciando la parola a Calvino, ed alla sua prefazione della fine dei 60 al "Sentiero":
"[...]Già nella scelta del tema c' è un ostentazione di spavalderia quasi provocatoria. Contro chi ? Direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti, lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d' una resistenza agiografica ed edulcorata.
Primo fronte: a poco più d' un anno dalla Liberazione già la "rispettabilità ben pensante" era in piena riscossa, e approfittava d' ogni aspetto contingente di quell' epoca- gli sbandamenti della gioventù post-bellica, la recrudescenza della delinquenza, la difficoltà di stabilire una nuova legalità - per esclamare "Ecco, noi l' avevamo sempre detto, questi partigiani, tutti così, non ci vengano a parlare di Resistenza, sappiamo bene che razza d' ideali..." [...]"Ebbene[...]non rappresenterò i migliori partigiani,, ma i peggiori possibili[...]anche in chi è stato gettato nella lotta senza un chiaro perchè ha agito una elementare spinta al riscatto umano [...]" [...]La battaglia sul secondo fronte:[...]il pericolo che alla nuova letteratura fosse assegnata una funzione celebrativa e didascalica, era nell' aria: quando scrissi questo libro l' avevo appena avvertito, e già stavo a pelo ritto, a unghie sfoderate contro l' incombenza di una nuova retorica[...]La mia reazione d' allora potrebbe essere enunciata così:"Ah, sì, volete l eroe socialista ? Volete il romanticismo rivoluzionario ? E io vi scrivo una storia di partigiani in cui nessuno è eroe, nessuno ha coscienza di classe[...]"
Ecco, ne eroi ne orchi, ne santi ne peccatori: uomini che combattevano spinti da "una elementare spinta al riscatto umano", quella che non tutti hanno avuto, quella che i fascisti e i nazisti reprimevano, quello che li rende diverse dalle camicie nere e brune che combattevano.
E leggetevi "Il sentiero" !!

I tre volti dell' orrore

Sono sempre stato un appassionato di letteratura e cinematografia horror. Per quanto riguarda la letteratura ho una passione smodata per King, Lovecraft e il più classico dei classici Poe, uno che faceva paura davvero persino quando parlava di un gatto. Per quanto riguarda il cinema ho gusti che si concentrano essenzialmente sull' horror "classico" anni settanta (Argento, Bava, l' Avati de "La casa dalle finestre che ridono", "Amityville Horror", cose così) e sulla "nouvelle vague" (mi perdonino i cinefili per l' uso sconsiderato del termine) anni ottanta, il "teen horror" e le serie infinite (Nightmer, Venerdì 13, Halloween, La Casa...). Ora, in particolare, mi sto risparando l' intera cinematografia di Darione Argento (che, diciamolo, dall' ottanta in poi non è che abbia brillato), e ieri sera casualemente ho beccato su RaiSat il primo Halloween, quello originale di Carpenter, e non ho potuto astenermi dal riguardarlo. E guardando il simpatico Michael Myers, con tanto di maschera bianca e mannaiona in mano, ho pensato che, fondamentalemente i film dell' orrore parlano del male.
Bella pensata, direte voi, ma il pensiero si è approfondito: i film dell' orrore parlano essenzialmente di tre aspetti del male:il mistero, il fascino e la stolidezza/implacabilità. Queste tre faccie sono rappresentate da varie tipologie di "fellons", di cattivi.
Prendete "Suspiria" o "Profondo Rosso" di Argento: il fellon non è in scena se non all' ultimo, la vera faccia del male si scopre solo alla fine, ci si avvicina ad essa a piccoli passi, che sempre più portano lo spettatore dentro le tenebre in cui è avvolto il cattivo di turno, c è un "disvelamento" finale, il male si palesa in tutto il suo orrore. Questo è il "mistero" del male, il "segreto", ciò che ci aspetta dietro la porta che temiamo di aprire, dietro la tenda che abbiamo paura di scostare.

Il fascino del male è rappresentato dal cattivo "istrione": è in scena fin dall' inizio, è lui, e non chi lo combatte o chi ne è vittima il vero protagonista della storia, è quasi simpatico, o comunque "divertente" a suo modo, l' esempio che mi viene in mente è il Freddy Krueger di "Nightmare", che è diventato un icona pop, con quel guanto splendido ed il look trasandato. Questo è il "fascino" del male, il richiamo a quella parte oscura di noi che desidera in qualche modo il potere sugli altri che il male può dare.

Vi è poi la "stolidità/implacabilità" del male, l' aspetto per il quale il male, come un tank corazzato, non possa davero essere fermato una volta che è in moto, non c è scampo ne riparo, il male non ha fine. E chi meglio del taciturno (nel senso più pieno del termine, dato che in otto film non dice neanche una parola) Michael Myers può rappresentare questa faccia ? Uccide senza un vero perchè, non ha volto (la maschera bianca che lo ha reso famoso gli copre il viso pressochè costantemente), ne voce, ne rimorsi, non si crogiola nel dolore altrui, non fa lunghi discorsi prima di finire le sue vittime, non ha un piano ne uno scopo: afferra un coltello (ma non disdegna le nude mani) e uccide fin quando non lo fermano, cosa che in realtà non accade perchè la forza del male che abita in lui è così forte che niente può fermarlo davvero. Ecco la rappresentazione dell' inevitabilità del male, dell' impossibilità di sradicarlo dal mondo, perchè ne è parte integrante con tutta la sua forza.

Bene, dopo questa dichiarazione d' amore per i film horror vi posso solo salutare, augurandovi ovviamente nottate insonni e sobbalzi sulla poltorna.

sabato 8 novembre 2008

Democrazie...

Questo post lo scrivo in treno, facendo il fissato con il portatile sulle gambe. Per la verità ho poca fantasia, ho staccato alle 5, colazioncina con i colleghi, letto alle 6, sveglia alle 10 per prendere il treno, questo, che mi porta verso casa: una tabella di marcia di tutto rispetto, no !?
Ieri sera parlavo al telefono con un amico, persona stimabilissima, di una certa cultura, intelligente, laureato, masterizzato e dottorato. Bene, mi riportava ridendo la simpatica uscita del nostro PdC (sì dai, quello col lifting e il trapianto, quello con la faccia come il culo, quello con la testa di c...va be', ci siamo capiti) sull' abbronzatura di Obama. Rideva di gusto. Io non ero esattamente delle stesso umore, e gli ho fatto notare che forse è ora di smettere di ridere di queste uscite, è ora di finirla con l' immagine del simpatico buffone, che se anche tra di noi di sinistra facciamo passare la vulgata dell' istrione, scusate il francese, ma sono cazzi amari. Devo dire che tutta sta tirata l' ho fatta un po' piccato, perchè mi sono veramente stancato di sentire gente che ride alle “battute” del bauscia. Lui allora, altrettanto piccato, se ne esce con una frase che mi ha alquanto agghiacciato “Va bhe, ma al di la di quello che facciamo in cabina elettorale, che possiamo fare ?”. E comincia a sostenere, con mio sempre maggior sgomento, che lui non capisce chi si indigna per le uscite del premier, così come chi è in piazza contro la Gelmini (tra l' altro circola voce che abbia aumentato alcuni fondi destinati alla ricerca, se avete informazioni ne riceverei volentieri), perchè hanno avuto la maggioranza, le urne li hanno premiati, quindi per cinque anni noialtri mosca; anche perchè, aggiungeva, comunque non serve ad una cippa lippa e quindi meglio farsi quattro risate. Devo ammettere che a questo punto gli animi si sono un po' scaldati, perchè io accalorandomi ho detto che una democrazia che esiste solo il giorno delle elezioni è una ben misera democrazia, che la democrazia va ben al di là del suffragio universale (non ci scordiamo che, per esempio, in Bulgaria votavano alla grande, e non mi pare che di democrazia ce ne fosse molta, ai bei tempi dell' URSS); lui allora ha tirato fuori che io sono il solito “comunista” (parola che nell' accezione che le diamo tra noi è più vicina ad “intellettuale di sinistra”) e che le piazze le “manovra” il PD. Morale della favola ci siamo salutati con un pizzico di acredine.
Tutto questo mi ha fatto pensare: anche tra le persone più “politicamente consapevoli” si sta facendo strada questa idea, spinta anche dal berlusconiano “abbiamo vinto, adesso lasciateci lavorare in santa pace”, che la democrazia si fermi al voto: una specie di concorso, con una giuria di 50 milioni di persone, chi vince vince, e per cinque anni vaffanculo. Peccato soltanto che una democrazia così, non è una democrazia neanche un po. Democrazia è comprare il giornale (o meglio ancora i giornali) ogni mattina, è informarsi, è discutere tra amici, al bar, accalorarsi ogni giorno per uno stronzissimo DDL, o per la legge sul testamento biologico (che sembra scritto dal mio vecchio amico, il Cardinal Ruini), è aprire un gruppo pro Obama su Facebook, è manifestare o non manifestare (nei paesi sovietici era obbligatorio andare in piazza per il primo maggio, un buon esempio di come non sempre le manifestazioni siano sinonimo di democrazia), è fare una raccolta firma, è candidarsi nel proprio municipio, è andare in un locale piuttosto che in un altro perchè i proprietari del primo sono del PD ed i secondi del PDL. Insomma la democrazia (per parafrasare Gaber) è partecipazione, e non solo alle elezioni.
Bene, sbrodolata finita: forse qualcuno sarà contento di sapere che il vostro umilissimo servo Belphagor ha fatto faville per quel suo impegnuccio, ed è financo riuscito a capire cosa il vecchio Frack biascicasse nel suo britannicissimo e chiusissimo inglese. Il vostro servitore si chiede anche se abbiate mai avuto occasione di notare che quella dei ricercatori è la classe lavoratrice peggio vestita di tutte...

mercoledì 5 novembre 2008

In culo al TG1!


Come si evince dal titolo del post oggi sono in vena poetica. L altro ieri sera, con la bocca otturata da una mappata di penne al sugo, decido incoscientemente di guardare il tg del primo canale. Uno, due, tre cazzate, spengo.
Cazzata uno: servizio sui due contendenti alle presidenziali americane, spottone per il vecchio MacCain (che poi, cazzo lo fai a fare in Italia ?), conclusione "il programma di MacCain ci sembra (ci sembra ??? ma a chi ?? Riotta, a chiiiiiiiiiiiiiiiii?????????) migliore, ma forse l' america non ha bisogno di programmi ma di speranze (riferito ad Obama), o forse di illusioni". Come ? Ho sentito bene ? Sì, ho sentito bene !
Cazzata due: il povero sindacalista bianco ucciso a bastonate vicino a Reggio Emilia nel 48, un fatto terribile, ma vi avrei fatto sentire il tono, su cui sorvolo per carità di patria, certo che sti comunisti erano proprio tremendi eh, quasi quasi erano meglio le squadracce !.
Cazzata tre: le celebrazioni per quel grande ed inutile massacro che fu la prima guerra mondiale, da ricordare con orgoglio per la nostra vittoria...un bel paio di ciufoli, con quella guerra sono stati piantati alcuni fra i più velenosi semi del 900.
Ora, stamattina mi alzo bel bello (per dire eh, di mattina ho gli occhi cisposi come tutti!) e scopro che fratello Obama ha vinto. Sorrido e penso a Riotta. E' bello godere il doppio in un colpo solo !

PS:domani devo presentare il mio progetto per la tesi davanti ad una dozzina di agguerriti ricercatori pronti a trovare il pelo nell' uovo e ad un professorone inglese dall' improponibile nome di Frakowiak, fate l' in bocca al lupo al povero Belphagor...

mercoledì 29 ottobre 2008

Coreografie...


La televisione è accesa, canale 5, Matrix. Le immagini mi scorrono davanti. Il cuore accelera. Il respiro si mozza un po'. Ancora scontri di piazza. E non fra manifestanti e polizia. Fra due colori diversi, fra due idee. Ma è davvero così ? Guardo meglio. Lascio che le immagini mi si dipanino meglio davanti, aguzzo lo sguardo. Vedo bene ? Sì, vedo bene. Non mi sbaglio. C è gente che ride. Da una parte e dall' altra. Una squinzia che avrà non più di 15 anni, quando la tensione sale davvero, si alza il fazzolettone rosso sul viso con un sorriso a trentadue denti. E' contenta. Sta succedendo quello che sperava. E' dentro la coreografia. Anche lei, come la mamma e il papà sta per fare i suoi bravi scontri con i fasci. Probabilmente è uguale dall' altra parte, con i loro fottuti guanti neri e le loro mazze travestite da aste di bandiera. Anche quei quattro mentecatti sono felici. Cosa credevano ? Che li lasciassero sfilare impunemente dopo Renato, dopo l' assalto a Villa Ada ? E dall' altra parte, pensavano davvero che, come è stato proposto ad un assemblea cui ho partecipato, fosse facile "portare fisicamente via dalla piazza" i neo fascisti. Nessuno vuole sfilare con degli xeneofobi, con dei violenti (non che dall' altra parte ci fossero Gandhi e Luther King, parliamone, perchè io i red skin li vivo molte sere a San Lorenzo, e so chi sono), con dei fascisti, ma se poi si cerca di cacciarli dalla piazza, conoscendo il materiale umano, non puoi pensare che tutto fili liscio. Ma alla fin fine tutti a piazza Navona volevano quello che c è stato. Una grande coreografia, un balletto in cui ognuno conosce la sua parte, che segue con trasporto, e alla fine tutti al pub (i "neri" al Cutty Shark e i "rossi" al 32) a dire quanto sono cattivi e merde i compagni e i camerati, a mostrarsi lividi, a sentirsi eroi.
Detto ciò: ovunque ci sia un balletto, c è un regista. Uno spettacolo ha bisogno di qualcuno che lo allestisca. In questo caso lo scenografo è la Polizia Italiana, la sceneggiatura è di quattro agitatori, la regia incontrastata è del governo, non so se nella persona del presidente del consiglio (non mi viene da scriverlo con le maiuscole) o del ministro degli interni (idem con patate). E sì, perchè nella stessa assemblea che citavo poch' anzi un altra voce si è levata, un po' sussurrata un po allo scoperto: tutto stava andando troppo bene, tutto filava fin troppo liscio. Niente niente finalmente gli studenti stanno riuscendo ad organizzare una protesta matura, un movimento pacifico e partecipato ? E allora facciamo una cosa. Buttiamoli insieme a piazza Navona sti quattrocento deficenti in tutto, e lasciamo che ci pensino loro a smerdare il movimento, da una parte e dall' altra (non che quelli di casa Pound avessero bisogno di essere smerdati, che il fatto che siano merde è chiaro come il sole), facciamo andar via le guardie alla chetichella al momento clou, e quello che succede succede. Sono triste, amareggiato, incazzato e un po' più propenso ad andare alla manifestazione domani, almeno ci sarà un tipo tranquillo in più.

mercoledì 22 ottobre 2008

O Mamma le droghe !!


Una nuova orripilante pubblicità progresso dilaga in televisione. E' l' ultima intelligentissima pubblicità progresso contro la droga. Un giovane, spesso il viso in primissimo piano, con le pupile dilatate (come se non ci fossero droghe che le pupille le restringono), in una discoteca (come se la gente non si facesse le cannette a casa o le botte sul lavandino del bagno dell' ufficio), che si guarda sperduto attorno. La solita voce cavernosa e un po' inquietante si bea nell' informarci che fin dalla prima assunzione la droga ("qualsiasi droga", si picca di aggiungere la voce) ti "rovina i neuroni" (chissà cosa direbbe il professore di fisiologia cerebrale di questa espressione ?) e che le droghe (e qui di nuovo il censore ci ricorda che parla di "tutte le droghe"), in sostanza "ti bruciano il cervello" (altro termine eminentemente tecnico, usato nelle migliori riviste di neurobiologia). Ora. Ora questo mi fa abbastanza incazzare, per tutta una serie di ragioni. In primis le droghe non sono tutte uguali, il livello di neurotossicità delle droghe varia in maniera incredibile dall' una all' altra, sarebbe come dire che il cibo "tutto il cibo" fa ingrassare, o che i cani "tutti i cani" mordono. In seconda istanza la droga non "brucia il cervello", le droghe, a seconda della sostanza della quale si sta parlando, possono, a lungo andare, provocare danni strutturali e funzionali al cervello, in maniera proporzionale alla neurotossicità della sostanza, ed agli anni di abuso. Non solo, ma vi sono svariati metodi (parlo di metodi scientifici, benchè molti provati solo sul "modello animale", essenzialmente topolini bianchi e fortunate scimmiette) perchè, chi decida in coscienza e pienamente informato di assumere una data sostanza, possa ridurre al minimo i rischi presenti e futuri; questi metodi vanno dall' assunzione di determinati "antidoti" (ad esempio assumere benzodiazepine prima della ketamina riduce di svariate volte il rischio di sviluppare sintomatologia epilettica, o semplicemente, strano ma vero, assumere integratori alimentari ricchi di triptofano prima di prendere exsatsy o MDMA, aiutano a ridurre il down, aumentando la propria "riserva" di serotonina), all attenzione per le condizioni ambientali (chi assuma extasy in discoteca se ha l' accortezza di idratarsi molto e spesso e di fermarsi ogni ora dieci minuti per combattere l' aumento di temperatura riduce a zero il rischio di shock), all' attenzione per la compagnia (tutti gli allucinogeni andrebbero presi assieme ad un "sitter" che, rimanendo lucido, possa gestire eventuali brutti viaggi o emergenze). Tutto questo si traduce in una sola parola che va per la maggiore negli stati veramente liberali (o forse solo con una classe dirigente ed una cittadinanza con un' intelligenza nella media) e che qui da noi è pressochè sconosciuta, si chiama "riduzione del danno", ed è l' unica vera arma che si possa schierare contro le brutture che la droga produce. Perchè, secondo me queste ultime sono il problema, e non le sostanze in se. Informare, avvertire, legalizzare, controllare. Questa la ricetta, vedo però che siamo ben lontani dall' attuarla.

Diceva Bukowski:"Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: "oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda." poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz'anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa."
Non vorrei dire, ma Zio Buck aveva l' occhio lungo.