
E' un periodo strano. Ho una scadenza importante che si avvicina sempre di più; potremmo dire, forse un po' esagerando, che incombe.
Come mi succede spesso in queste occasioni, faccio uscire il mio lato più schizotipico: alterno cioè momenti di negazione al limite del patologico conditi con un esame di realtà un filo alterato, del tipo "non sta succedendo niente", "ho ancora molto tempo", "ho ben 15 giorni e mezzo", e simili, a momenti di nevrosi bruciante, che mi attacca il cuore, mi accelera il metabolismo basale (se sapessi che kaiser è) e mi da le energie di un coicanomane strafatto di crack, e allora via a perdere diottrie ore intere davanti allo schermo, a inserire numeri in caselle (excell, ti odio !), a praticare ANOVA (Anlisys of Variance, un metodo statistico per verificare ipotesi scientifiche, e non fate tutti "oooooooohhhhhhhhh", che la psicologia può anche essere una scienza, basta interessarsi più del cervello e meno della mammina cattiva), a constatare che le mie ipotesi erano sbagliate, a riformularle con l' ausilio dei dati, a far combaciare la teoria con la pratica, che è forse il campo in cui meno sono ferrato in assoluto (mi sono accorto che non ficco un punto fermo in questo delirio in prosa da una dozzina di righe, ora lo metto così tirate il fiato).
Il che ha anche un riflesso sulla mia emotività (e grazie al kaiser, si potrebbe anche dire). Alcuni momenti rileggo quello che ho scritto, ripenso a tutti quello che ho fatto, a questi due anni di lavoro, diciamocelo, duro e, diciamocelo ancor di più, retribuito in pacche sulle spalle e stima (non che non sia utile, intendiamoci, ma avete mai provato a pagare una pinta di Guiness all' enorme proprietario irlandese del Druid's con una pacca sulle spalle ? Lui la pacca ve la da sui denti !), e sono soddisfatto, me le vorrei dare da solo le pacche sulle spalle: "ma che bel lavoro", "ma che chiarezza nei concetti", "ma che introduzione teorica raffinata", "ma che citazioni azzeccate". Questo quando va bene, e il trenino delle montagne russe sale la china. Il problema è quando arriva in cima e comincia così la sua inarrestabile discesa. E allora, come dice Carlà Brunì, sono cazzì da cagarè, perchè mi sembra di aver tirato due anni giu per il cesso, mi sembra che il mio lavoro sia un' inutile accozaglia di frasi sconnesse, uno schifo, meritevole solo del pubblico ludibrio (va bè, sì, la sto mettendo giù un po' eccessiva, però è per creare l' effettacio che cattura il pubblico !) e di una laurea da 90/110.
Ecco, la cosa che mi preoccupa è che ora, proprio ora mentre scrivo, sono esattamente all' apice, in quel mistico momento della salita in cui ho uno sprazzo di lucidità e in cui riesco a valutare il lavoro per ciò che è: la tesi di un laureando, che si è molto impegnato, che ha molto investito su questo prodotto, che ha peccato a volte di ingenuità ed a volte di orgolio, che ha avuto attorno delle persone fantastiche che gli hanno insegnato tanto, e da cui lui forse avrebbe potuto imparare di più; una tesi da buon laureando, non una buona tesi da laureando.
Il problema è che tra un po' comincia la discesa: tenetevi al maniglione e preparatevi ad urlare, sarà una lunga serata.